27 gennaio 2026

Siamo giunti al terzo Giorno della Memoria dopo il 7 ottobre 2023. In questi anni il rapporto fra comunità e collettività, fra comunità e città, è entrato in crisi: si è ridefinito, in alcuni casi si è rinsaldato, in altri ha mostrato crepe, anzi, ha tradito fratture che non sospettavamo.
Viviamo questa celebrazione oggi, questo monumento civile eretto per lottare contro l’antisemitismo di oggi e di ieri, in un momento in cui emergono intorno a noi forme d’odio che non avremmo mai pensato di rivedere. Non è d’altra parte qualcosa di nuovo: è, come sempre stato, l’antisemitismo che carsicamente torna a emergere, assumendo forme diverse, mascherandosi, ma restando il germe più profondo del razzismo e odio per il diverso che vive nella società e nella cultura europea.
Ancora una volta, pur guardando senza timore questa realtà che tenderebbe in molti casi a escluderci e a farci chiudere in noi stessi, la comunità ebraica non si sottrae al suo compito di testimonianza, di sostegno quella società civile che vuole guardarsi dentro, riconoscere i germi dell’odio, affrontarli. È un compito non facile, ma una responsabilità che sentiamo di avere nei confronti delle generazioni che verranno.
Enrico Fink, presidente

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