Zemanim 6-7 dic.

 In Zemanim

Data 6-7 dic.
Parashà | Vayetzè
Accens. candele 16.20
Minchà e Arvit Venerdì  16.30
Shachrit 8,45
Minchà 16.15
‘Arvit 17.15
Motzaè Shabbat 17.26
Commento alla Parashà

da Rav Gadi Piperno
Con la nascita del suo sesto figlio, Zevulùn, Leà dice, secondo una delle possibili traduzioni: “Dio mi ha fatto un buon dono (zèved), questa volta mio marito mi starà vicino (yizbelèni, traduzione non letterale) poiché gli ho partorito sei figli”.

I commentatori hanno diverse idee sulla traduzione della parola “zeved” che potrebbe significare anche “parte”, la mia parte, nel senso di ricompensa, che, come Sforno esprime chiaramente, premia le totali buone intenzioni di Leà quando vendette le mandragole trovate dal figlio in cambio della notte col marito. Ad ogni modo con la nascita di Zevulùn sembra chiudersi un cerchio per Leà: la creazione di un sistema.

Secondo il Mèshekh Chokhmà si tratta di un sistema fatto di Torà, kehunà (sacerdozio) e malkhùt (regno). Queste tre “parti” in realtà saranno prerogative di altri tre figli ovvero Yissakhàr per la Torà (sarà una tribù di studiosi), Levì per la kehunà (i kohanìm come noto sono della tribù di Levì), e Yehudà per il Malkhùt (la stirpe reale davidica appartiene alla tribù di Yehudà). Ma tutto questo sistema necessitava anche di un sostegno economico. La tribù di Zevulùn era una tribù di commercianti, e coi loro proventi sostenevano la tribù di Yissakhàr nello studio della Torà condividendone i meriti. Anche oggi l’accordo in cui una persona benestante sostiene gli studi di Torà di una persona più povera è chiamato “accordo tra Yissakhàr e Zevulùn”.
Shabbàt shalòm – Gadi Piperno

da Rav Crescenzo Piattelli –  Parashat Vayetzè
I Maestri si sono sempre cimentati, in tutte le epoche, sulla vexata quaestio del matrimonio di Giacobbe con due sorelle, dato che in futuro la Torah proibirà tali unioni. È noto che i patriarchi osservavano tutta la Torah, anche se ancora non era stata data, come è detto nel Talmud nel trattato di Yomà (28b). E anche Giacobbe dirà di sé stesso che aveva abitato con Labano e nonostante ciò aveva osservato tutte le mitzvot della Torah (cfr. il commento di Rashi in loco). Allora come poté Giacobbe prevaricare il divieto esplicito della stessa Torah dove è scritto, in Levitico (18: 18): “e non prendere una donna se avrai già sua sorella”? I Maestri sostengono che i patriarchi osservavano sì tutti i precetti della Torah ma solamente come hiddur mitzvà, vale a dire come compimento di un precetto nella forma più completa e più bella, oppure, come chumrà, cioè applicando un rigore supplementare, riguardo a una certa norma, che concretamente non è richiesto, poiché essi ancora non erano i diretti destinatari di dette leggi. I patriarchi erano invece obbligati a osservare i sette precetti noachidi valevoli per tutta l’umanità. E quando le mitzvot della Torah potevano essere in conflitto con quelle noachidi erano queste ultime che dovevano avere la prevalenza. Avvenne allora che Giacobbe aveva già promesso a Rachele  che l’avrebbe sposata, dandole anche dei segni particolari, prima di essere obbligato da Labano a unirsi con Leà. Questi fatti fecero sorgere in Giacobbe un dilemma etico: con il rifiuto di sposare Rachele egli avrebbe infranto un precetto morale (cioè il divieto di inganno) comandato ai figli di Noè, mentre con tali nozze avrebbe prevaricato quello della Torah di non sposare due sorelle. Giacobbe decise di sposare anche Rachele, nonostante il primo matrimonio con sua sorella, perché in caso di conflitto tra norme, un hiddur mitzvà, oppure una chumrà, non possono mai annullare un divieto esplicito e inequivocabile. Il comportamento di Giacobbe può servire da insegnamento anche per le generazioni future; il compimento di un hiddur mitzvà, oppure di chumrà, è degno di grande lode, però nel caso che la loro osservanza dovesse comportare un nocumento per nostro prossimo è bene non tenerne conto.
Shabbat Shalom – Crescenzo Piattelli

 

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Showing 4 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

  • Dina Modiano-Fox (aka Dina Modiano)
    Rispondi

    Hello, I too will be in Florence for Yom Kippur. Please advise as to whether I need to register and
    what documents are required to attend Kol Nidre. Many thanks,
    Dina Modianot-Fox

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hello Dina,
      Whenever you prefer you can send to info@firenzebraica.it your ID or Passport before Yom Kippur.

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