Data 16-17 agosto
Parashà | VAETHCHANNAN
Accens. candele 20.oo
Minchà e Arvit Venerdì  19.30
Shachrit 8,45
Minchà 19.45
‘Arvit 20.50
Motzaè Shabbat 21.03
Commento alla Parashà

da Rav Spagnoletto 

Inizia questa settimana un lungo periodo definito di consolazione. Ne sentiamo un grande bisogno.


Questo Shabbat in cui si legge Vaetchannan, una parashà che contiene persino l’altra redazione del Decalogo, è uno Shabbat più noto come Shabbat Nachamù dalle parole di Isaia secondo cui  il debito è stato pagato e per la sua tribolazione Israele riceverà il doppio di quanto ha sofferto.
Torniamo a scegliere un maestro italiano gettando lo sguardo su un passaggio di una sua derashà.
Questa settimana: Leone da Modena. Il grande maestro veneziano vissuto a cavallo tra il ’500 ed il ’600. La raccolta dei suoi discorsi si intitola Midbar Yehudà. Pronunciò la prima derashà dedicata a Shabbat Nachamu a Venezia appena trasferitosi da Ferrara dopo la morte del padre nel 1602.
Scrive verso la fine del suo discorso:
כֵּן יִשְׂרָאֵל בְּעוֹדָם יָפֶה פְּרִי אַדְמָתָם וַדַּאי לֹא הָיוּ שָׁבִים גַּם בַּיִּסּוּרִים רַק בְּאַחֲרִית הַיָּמִים בְּצָרוֹת רָבוֹת יָשׁוּבוּ וְעַתָּה כְּבָר אָרְכוּ לָנוּ הַיָּמִים וּמִעֲכוּ אוֹתָנוּ צָרוֹת רָבוֹת עֵת לָשׁוּב אֵל ה

Così Israele, quando stanno bene e godono i frutti, certo che non si pentono, pure se patiti da sofferenze, ma verso la fine dei giorni, sottoposti a grandi disgrazie, di sicuro faranno ritorno (a Dio). Ed ora,  si sono allungati sufficientemente i giorni, e  ci hanno schiacciato grandi pene. È il tempo di fare ritorno…

Che il Cielo ci conceda consolazione e forza.
La parola di questa settimana è לשוב ,  significa tornare, ma anche pentirsi, o desistere. Da questa radice la parola, תשובה.

Buon shabbad. – Amedeo

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da Rav Piattelli di Siena – Parashat Vaetchanan
Questa Parashà inizia con le parole di Moshè:    ואתחנן אל ה’ בעת ההיא לאמר“Supplicai in quel tempo il S. con queste parole”. Rashi spiega “ואתחנן supplicai” in questo modo: il verbo significa sempre chiedere un dono gratuito, מתנת חנם. Infatti, anche se i giusti potrebbero fare affidamento sulle loro opere, sempre, quando si rivolgono a D-o, chiedono un dono gratuito. Dal momento che il S. aveva detto a Moshè: וחנותי את אשר אחון  . “Farò grazia a chi vorrò fare grazia”, questi parlando di quando si rivolse a Lui, usa l’espressione “io chiesi grazia”. Secondo il Midrash, se ciò vale per le buone guide d’Israele, tanto più si applica a chi è “mille volte” più indegno: ogni uomo quando si rivolge a D-o ha il dovere di “chiedergli soltanto un dono gratuito”. Moshè supplica e chiede a D-o che lo faccia entrare in Erez Israel. Ma già nella Parashà di Mè Merivà (Num. 20:12), D-o giura che non lo farà entrare nel Paese. Allora se è così, qual è il motivo della supplica di Moshè? Ma il Profeta vuole ancora insegnare un principio fondamentale: non bisogna perdere la speranza riguardo alla misericordia divina. Anche se il decreto nei suoi riguardi era già stato stabilito, e come si vede non vi era alcuna possibilità di annullarlo, nonostante ciò bisognava pregare. Molte volte se si continua a pregare, la situazione potrebbe cambiare. Inoltre, anche se la preghiera di un singolo uomo non fosse sufficiente o non fosse ascoltata da D-o, questa tefillà non è mai vana. Essa in futuro potrebbe aggiungersi alle tefillot di altre persone e influire per bene per il mondo.

Shabbat Shalom Crescenzo Piattelli

Showing 2 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

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