Data 21-22 settembre
Parashà | Ki Tavò
Accens. candele 18.59
Minchà e Arvit Venerdì  19.00
Shachrit 8,45
Minchà 18,45
‘Arvit 19.45
Motzaè Shabbat 19.58
Commento alla Parashà

da Rav Spagnoletto –   
La parashà di Ki tavò contiene la seconda – e più lunga lista di benedizioni e ammonimenti. La coincidenza con il periodo di preparazione alle feste è attuale ed ha consistenza.


Non ci dimentichiamo che Rosh Hashanà e Kippur sono detti Yamim noraim, “giorni severi, il sentimento di autorità del Cielo, deve indirizzare il nostro comportamento tutti i giorni come detto a nome di Ribbi Yehudà Hannasì nel Priqè Avot,
וְהִסְתַּכֵּל בִּשְׁלשָׁה דְבָרִים וְאִי אַתָּה בָא לִידֵי עֲבֵרָה – דַּע מַה לְּמַעְלָה מִמְּךָ, עַיִן רוֹאָה וְאֹזֶן שׁוֹמַעַת, וְכָל מַעֲשֶׂיךָ בַּסֵּפֶר נִכְתָּבִין
Guarda sempre a tre cose e non giungerai a trasgredire: sappi chi è sopra di te, un occhio che vede un orecchio che ascolta, e tutte le tue azioni sono iscritte nel libro.
Tuttavia in questo periodo di libri ne sono aperti ben tre come ci è noto dall’insegnamento di Ribbi Keruspeday. Quello della vita per i giusti, quello della morte per i malvagi completi, e quello dei mezzi mezzi.
Un po’ di tensione e ansia devono essere tra i sentimenti che ci governano in questo periodo. Non a caso i maestri del Talmud parlano di teshuvà spinta dalla paura, e di teshuvà spinta dall’amore. Tutto è racchiuso nella splendide due parole che aprono ogni invocazione della tefillà attribuita a Ribbi Aqivà di Avinu Malkenu,
La preparazione del mese di elul prevede la recitazione delle selichot. Un formulario di preghiere, inni, e recitazione di passi del Tanach, (tutto è incentrato sui 13 attributi), che nella sua essenza è già noto dal tempo dei Gheonim (Babilonia 8° secolo). Un uso che non si è diffuso subito e dappertutto allo stesso modo. C’è chi le recita al pomeriggio, chi di notte, chi poco prima dell’alba.
Un nuovo maestro italiano
Menachem Azarià Da Fano
Nacque a Bologna nel 1548. Si interessò presto della cabalà approfondendo gli insegnamenti di Moshè Cordovero e Ishmael da Valmontone. Negli anni ’70 gli fu dato l’incarico da Yosef Caro di curatore dell’edizione del suo famoso commento al Mishnè Torà Kesef Mishnè pubblicato a Venezia. Fu a capo delle yeshivot di Reggio Emilia e poi di Mantova. Morì nel 1620. Tra i suoi scritti la famosa raccolta dei suoi responsi, un Seder Avodà per i moadim, e molti decreti e regolamenti per le comunità italiane.
Un suo alunno, rabbi Aharon Berachià da Modena testimonia che fu lui a istituire l’uso di alzarsi alla fine della notte per recitare le selichot. Un uso che si diffuse presto presso i membri della comunità italiana di Venezia e fu poi seguito da altre kehillot.
Egli scrive:
וְעָלָיו נֶאֱמַר שֶׁהוּא בְּבַחֲרוּתוֹ הִתְחִיל לְהַנְהִיג בויניציא בק”ק אִטָלִיאַנִי יצ”ו לָקוּם בְּאַשְׁמורוֹת וְאַחֲרֵיהֶם הֶחֱזִיקוּ הַרְבֵּה יְחִידִים מִקְהִלוֹת אִיטַלְיָה יִשְׁמְרֵם הוּתְקַבֵּל תְּפִלָּתָם בְּרַחֲמִים
Di lui si dice che da giovane iniziò a abituare a Venezia le kehilot italiane ad alzarsi prima dell’alba e dopo di lui hanno continuato altre persone di tante comunità italiane. Il Cielo le conservi ed ascolti le loro tefillot
 
Qui a Firenze, lo dico chiaro, per l’allontanamento e l’assimilazione, per pigrizia, o forse solo per i ritmi frenetici che ci attanagliano, negli ultimi decenni non si fanno le selichot la notte, e neppure la sera da quando il tempio non apre per le tefillot di minchà e arvit.
Eppure scriveva Elia S. Artom nel suo libro dei minhaghim di Firenze, che all’inizio degli ’30 era riuscito a ripristinare le selichod della notte per tutti i 10 gg tra Rosh Hashanà e Kippur, oltre a quelle ovviamente che si recitavano tra minchà e arvit, seguendo un manoscritto, una volta conservato in comunità.
Oggi continuiamo grazie a Dio a avere le selichod alla vigilia di Rosh Hashanà e di Kippur. Cerchiamo di partire da questo, per crescere e avvicinarci.
 
La parola di questa settimana è סלח selach significa perdonare. Se rivolto a qualcuno, ha il valore di scusa. Essenzialmente vuol dire rinunciare alle pretese che spetterebbero per aver subito un torto o un danno.
Nel nostro caso si chiede a Dio di agire con il metro del chesed e rachamim (l’amore e la magnanimità) piuttosto che applicare la misura del din ovvero della dura lex.
Buon shabbad – Amedeo
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da Rav Piattelli di Siena –  
Parashat Ki Tavò
      “Prenderai le primizie di tutti i frutti della terra che tu ricaverai dal paese che il Signore tuo D-o ti dà e li porrai in un cesto. Quindi te ne andrai nel luogo che il Signore tuo D-o avrà scelto come sede del Suo Santuario. Ti presenterai al sacerdote … e gli dirai …”.(Deut. 26: 2-3). E segue tutta l’orazione riguardante i bikkurim, le primizie. Rashi commenta le parole: e gli dirai …… “che tu non sei ingrato al Signore I-ddo”; vale a dire che tu non sei un individuo che non tiene conto di tutto il bene che Egli ti ha dato. Rashi riporta tale concetto espresso nel Sifrè(299). Però bisogna comprendere la ragione per la quale i Maestri hanno scelto di esprimere la riconoscenza del benessere ricevuto da D-o in forma negativa: “che tu non sei ingrato”, mentre sarebbe stato più adatto un linguaggio diretto e positivo, come ad esempio, “e dirai che tu sei riconoscente a D-o per l’abbondanza ricevuta”. Per approfondire meglio la questione si riporta il seguente passo della Ghemarà di Niddà (31 a): ‘Ha insegnato Rav Yosef: qual è il significato di ciò che è scritto: “E quel giorno dirai: Ti sono grato, o Signore, poiché, dopo essere stato adirato verso di me, si è placata la Tua ira e mi hai consolato”(Isaia 12: 1)? Riguardo a quale situazione sta parlando il verso? Si riferisce, ad esempio, a due persone che hanno lasciato la propria casa per un viaggio d’affari. Avvenne che una spina penetrò nel corpo di uno di loro e di conseguenza non gli fu possibile andare con il suo collega. Il malcapitato iniziò a bestemmiare e a imprecare per la frustrazione. Dopo un po’ di tempo il bestemmiatore apprese che la nave dell’altra persona era affondata nel mare e si rese conto che la spina lo aveva salvato dalla morte. Quindi iniziò a ringraziare D-o e a lodarlo. Per questo è scritto: “si è placata la Tua ira e mi hai consolato”. Perciò ha detto Rabbi El’azar: qual è il significato di ciò che è scritto: “Benedetto sia il Signore D-o, il D-o di Israele, che fa da solo (levaddò) cose meravigliose; e benedetto sia il Suo nome glorioso per sempre … ”(Salmi 72: 18–19)? Che cosa significa che D-o “fa cose meravigliose da solo (levaddò)”? Significa che anche la persona per la quale viene compiuto un miracolo non ne è a conoscenza. Poiché D-o solo (levaddò) lo sa. Si rileva allora il fatto che è impossibile per un essere umano, fatto di materia, esprimere che è riconoscente a D-o, perché vi sono prodigi e miracoli, che egli non sa, oppure che non può percepire o vedere, e pertanto come può dire all’Eterno: “ti sono grato per tutto quello che Tu operi”?
Shabbat Shalom Crescenzo Piattelli

Showing 4 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

  • Dina Modiano-Fox (aka Dina Modiano)
    Rispondi

    Hello, I too will be in Florence for Yom Kippur. Please advise as to whether I need to register and
    what documents are required to attend Kol Nidre. Many thanks,
    Dina Modianot-Fox

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hello Dina,
      Whenever you prefer you can send to info@firenzebraica.it your ID or Passport before Yom Kippur.

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