Data 17-18 maggio
Parashà | Emor
Accens. candele 20.17
Minchà e Arvit Venerdì  19.30
Shachrit 8,45
Minchà 20.15
‘Arvit 21.15
Motzaè Shabbat 21.27

da Rav Spagnoletto

La parashà di Emor comprende per buona parte le regole previste per i cohanim. Limitazioni nel diritto matrimoniale, specifiche norme per preservarne la purità. Sebbene il loro servizio è “momentaneamente” sospeso molti di questi vincoli rimangono validi anche oggi, come quelli di non prendere per moglie determinate categorie e/o non implementare la condizione di impurità entrando in contatto con un morto.


Ai tempi del Bet Ha-Mikdash, una serie di accortezze erano previste per evitare che il Cohen Gadol si trovasse in condizione da non poter svolgere i servizi previsti, per questo era sempre pronto un supplente in caso di impedimento.
Era questa la funzione svolta da Rabbi Chaninà segan Ha-cohani vissuto proprio nella seconda metà del I secolo, testimone quindi della distruzione del II tempio di cui si riporta un insegnamento verso l’inizio del terzo capitolo del Pirkè avot che si legge questa settimana.
רַבִּי חֲנִינָא סְגַן הַכֹּהֲנִים אוֹמֵר, הֱוֵי מִתְפַּלֵּל בִשְׁלוֹמָהּ שֶׁל מַלְכוּת, שֶׁאִלְמָלֵא מוֹרָאָהּ, אִישׁ אֶת רֵעֵהוּ חַיִּים בְּלָעוֹ.
Rabbi Haninà aiutante dei cohanim soleva dire: prega per la pace del regno e poiché se non fosse per il timore di esso ognuno divorerebbe il proprio prossimo.
Prendiamo in considerazione un commento a questo passo di Ribbi Biniamin Ha-kohen Vitale, noto con l’acronimo di Rabach. Nacque ad Alessandria della paglia nel 1651, fu introdotto dal suo maestro Moshe Zacut nelle dottrine cabalistiche e ricoprì la cariche rabbiniche a Casale, Mantova e a lungo a Reggio Emilia. Le sue decisioni in ambito di alachà sono riconosciute già dai maggiori maestri a lui contemporanei e ancora di più da coloro che lo successero. Il suo commento al Pirqè Avot si intitola Avot olam e fu pubblicato a Venezia nel 1719, otto anni prima della sua morte.
Egli si chiede come mai è scritto che si deve pregare per la pace del regnante e non per la vita del regnante.
E spiega riportando il versetto della cantica del Mare: Iddio è potente in guerra, Iddio è il suo nome, che nella mechiltà è spiegata la differenza tra un Re in carne ed ossa e Dio Benedetto. Egli infatti è in grado di andare in guerra e contemporaneamente essere anche Iddio col suo nome che rimanda alla forza di curarsi contestualmente dei bisogni dell’uomo. Un re non riesce a fare altrettanto.
לָכֵן אָמַר הֶוֵי מִתְפַּלֵּל בִּשְׁלוֹמָהּ שֶׁל מַלְכוּת כִּי כְּשֶׁאֵין לָהֶם מִלְחָמָה וְיוֹשְׁבִים בְּשָׁלוֹם אָז הֵם יְכוֹלִין לְפַקֵּחַ עַל הָעָם לְעַשּׁוֹ’ מִשְׁפָּט לְכָל מִי שֶׁבָּא לְיָדָם אֲבָל כְּשֶׁאֵין שָׁלוֹם בֵּינֵיהֶם הֵם טְרוּדִי ‘ בַּמִּלְחָמָה וְאֵינָם יְכוֹלִים לַעֲשׂוֹת מִשְׁפָּט וְאָז אִישׁ אֶת רְעֵהוּ חַיִּים בְּלָעוֹ:
Per questo è scritto prega per la pace del regnante, perché quando non c’è guerra siedono in pace e si sovraintendono sul popolo esercitando la giustizia per chiunque abbia bisogno, ma quando non c’è pace fra loro e sono impegnati nella guerra non possono occuparsi della giustizia ed allora ognuno si approfitta del prossimo.
La parole di questa settimana sono טרוד significa, intento, impegnato, preso, concentrato e בלע , assorbire, ingerire, ingoiare. Entrambe contenute nel testo sopra.
C’è un brocardo (detto giuridico) aramaico che insegna un concetto applicato alla casherut.
אידי דטריד למפלט לא בלע
Una cosa che è intenta a emettere, non assorbe.
Come si sa i divieti della casherut si applicano anche a tutto ciò che può aver assorbito delle sostanze proibite, pensate alle pentole ed ai piatti.
La regola vuole che fin tanto che un cibo è intento a espellere una detta sostanza, non può contemporaneamente assorbirne altra.
Su questa base ad esempio, durante la salatura della carne per espellere il sangue, non ci si preoccupa che quel sangue, vietato in principio, possa riessere assorbito dalla carne stessa, attraverso i grani di sale pregni che sono sulla superficie.
Buon Shabbad. Amedeo
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da Rav Piattelli di Siena – 
Parashat Emor
קדשים יהיו לאלקיהם ולא יחללו שם אלקיהם
“Santi saranno al loro D-o e non profaneranno il nome del loro D-o”. (Lev. 21: 6)
Dopo che la Torà ha ordinato ai sacerdoti di essere maggiormente santi rispetto agli altri ebrei, nello stesso verso, comanda poi loro di non scendere al livello basso della profanazione – chalìla – del nome di D-o (chillul Ha-Shem). Tale successivo comando potrebbe sembrare intuitivo e quindi superfluo. Rav Ya’akov Naiman [deceduto nel 1983, fu RoshYeshiva della Yeshivat  Or Yisrael di Lida e da ultimo in Petach Tikva, Israele] sostiene che nel  servizio divino non vi sono, come diremmo noi, “mezze misure”. Un ebreo può scegliere soltanto una delle due opzioni: essere kadosh, oppure scadere nel chillul Ha-Shem. Il concetto si può dimostrare prendendo in considerazione il secondo brano dello Shema’(Veajià im shamoa’). Dopo la disposizione “di servirLo con tutto il vostro cuore …” è scritto in modo perentorio: “guardatevi che il vostro cuore non si lasci lusingare, sicché voi deviate e serviate altri dei …”. (Deut. 11: 16). In base a questo ragionamento, possiamo capire il motivo per cui si legge, nel giorno di Kippur, nella preghiera pomeridiana di Minchà, vicino alle fine del giorno sacro, la parashà riguardante le ‘araiot (i divieti riguardanti le unioni vietate e incestuose). Lo scopo è che ognuno deve ricordare a se stesso che in quel momento si trova in uno stadio spirituale altissimo. Ma se dopo Kippur, nel corso dell’anno, l’ebreo non sta bene attento a non commettere le gravissime trasgressioni sessuali, da un livello spirituale alto può facilmente precipitare in una condizione morale assai infima.
Shabbat Shalom Crescenzo Piattelli

Showing 2 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

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