Zemanim 17-18 gen.

 In Zemanim

Data 17-18 gen.
Parashà | Shemot
Accens. candele 16.46
Minchà e Arvit Venerdì  16.45
Shachrit 8,45
Minchà 16.30
‘Arvit 17.40
Motzaè Shabbat 17.53
Commento alla Parashà

da Rav Gadi Piperno
“Il Signore disse: Invero ho visto l’afflizione in cui versa il mio popolo che è in Egitto e il loro grido ho ascoltato a causa di chi lo affligge, poiché conosco le sue sofferenze” (Es. 3:7).

In questo versetto si passa dal singolare collettivo (il popolo) al plurale (il loro grido) per poi tornare al singolare. Questa stranezza grammaticale viene notata dal Mèshekh Chochmà che così interpreta questa frase: ho ascoltato il grido dei singoli non perché il singolo gridi per le proprie sofferenze, ma perché i singoli gridano per l’oppressione del popolo nella sua interezza. Ciascuno non è preoccupato della propria condizione ma della profanazione della dignità collettiva.

Nelle parole del Mèshekh Chochmà si legge un principio molto importante. Quando si parla in nome di Israele, quando si grida la sofferenza del nostro popolo, la voce dei singoli devono essere un tutt’uno e il particolare deve farsi carico dell’interesse generale. Se accade il contrario, ovvero che l’interesse particolare viene anteposto a quello generale il rischio è di ricadere nell’errore di Qorach e della sua congrega (vedi Numeri capp 16 e 17). Il Signore ascolta il grido del popolo di Israele proprio perché è vi è unità di intenti e perché il singolo pensa prima di tutto al destino della collettività.
Shabbàt shalòm – Gadi Piperno

———————-
Parashat Shemot – da Rav Crescenzo Piattelli
   “Mosè disse al Signore:” Ecco quando io mi presenterò ai figli d’Israele … se essi mi chiederanno qual è il nome di Lui, che cosa dovrò rispondere? E il Signore rispose: ”Ehyèh asher Ehyèh – Io sarò quel che sarò” e aggiunse:  “Ehyèh – Quel che sarò, mi manda a voi” (Esodo 3: 13- 14). Chiedono i Saggi: D-o ha molti nomi menzionati nella Torà, perché quando Mosè gli chiede “se essi mi chiederanno qual è il Suo Nome, che cosa dovrò rispondere?”, D-o gli menzionò tra tutti i Nomi proprio  Ehyèh, un Nome che non è menzionato affatto nella Torà, tranne che in questo contesto. Vi è una spiegazione in un Midrash di Shemot Rabbà (3: 6): Disse il Signore a Mosè: Tu vuoi sapere il mio Nome? Io sono chiamato secondo il mio operato! Quando Io giudico le creature sono chiamato “Elo-im”. Se muovo guerra ai malvagi sono chiamato “Zeva-ot”. Nel momento in cui giudico i peccati dell’uomo sono chiamato “E-l Shad-dai”. Mentre ho pietà per il mio mondo sono chiamato “Ado-nai”. Nella Ghemarà Shabbat (55) è scritto che “Il sigillo di D-o è Emet –Verità”. Izchak Luria Ashkenazi, l’Arizal (1534- 1572), spiega che questa affermazione del Talmud si riferisce al Nome Ehyèh asher Ehyèh. E così scrive anche il testo Paanach Razà, che questa risposta di D-o accenna al Suo sigillo che è Emet (Verità). Poiché il Nome santo Ehyèh in Ghematrià corrisponde al numero 21. Se moltiplichiamo 21 per se stesso, com’è scritto Ehyèh asher Ehyèh otteniamo 441 – che è  Emet (Verità). Afferma ancora Arizal: (Likutè Torà – Shemot): “Tutti i Nomi santi D-o li sigilla con il Nome Emet, che è il Suo suggello nel segreto di Ehyèh moltiplicato con Ehyèh e che in Ghematria è Emet”. Perciò D-o ha vestito i Nomi con quello di Ehyèh. In base a ciò, quando Mosè chiede al Signore: “se essi mi chiederanno qual è il nome di Lui, che cosa dovrò rispondere?” in realtà Mosè  chiede a D-o qual è il Nome al quale riferirsi e per pregare, affinché  si possano avere tutte le salvezze. A ciò D-o risponde secondo le parole del Midrash: affinché  un uomo possa meritare di ottenere le salvezze da D-o, il consiglio è Ehyèh asher Ehyèh che è il sigillo Emet(Verità) di tutti i Nomi del Signore. Come a dire, la chiave per tutti i Nomi di D-o è pregare con concentrazione e in verità, com’è scritto: “Vicino è il S. a tutti coloro che Lo invocano, a tutti che Lo invocano sinceramente (Sal. 145: 18)”. Dato che, per mezzo di ciò, si traggono le salvezze da tutti i Suoi Nomi. Perché D-o  ha sigillato tutti i Suoi Nomi con il Nome Emet, proveniente dal verso Ehyèh asher Ehyèh. Per l’ Orchot Zaddikim poiché è scritto: “Chi dice menzogne non potrà durare davanti ai miei occhi (Sal. 101: 7)”, e dato che il Signore è Emet, Egli si avvicina solo a chi  lo invoca con verità.
Shabbat Shalom – Crescenzo Piattelli

 

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Showing 4 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

  • Dina Modiano-Fox (aka Dina Modiano)
    Rispondi

    Hello, I too will be in Florence for Yom Kippur. Please advise as to whether I need to register and
    what documents are required to attend Kol Nidre. Many thanks,
    Dina Modianot-Fox

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hello Dina,
      Whenever you prefer you can send to info@firenzebraica.it your ID or Passport before Yom Kippur.

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