Data 16-17 luglio
Parashà | Devarim
Accens. candele 20.36
Minchà e Arvit Venerdì 19.30
Shachrit 9.30
Minchà 
‘Arvit 
Motzaè Shabbat 21.46
Commento alla Parasha: 

Parashot Devarim (di Rav Gadi Piperno)
Con il libro di Devarim iniziano i discorsi di commiato che Moshè rivolge al popolo di Israele. Verso la fine della parashà, parla della conquista delle zone a est del Giordano e della divisione tra le tribù di Gad, Reuvèn e parte di Menashè.


In quel contesto Moshè dice: “In quel momento diedi istruzioni a Yehoshùa…” (Deut. 3:21). Perché in quel momento? Quali istruzioni diede? Il testo non lo specifica.
Il Natzìv di Volodzhyn ci dà un’interessante interpretazione. Moshè, pur avendo approvato a determinate condizioni la richiesta delle tribù di Gad e Reuvèn di prendere possesso di territori al di là del Giordano, non aveva affatto gradito la cosa, e specifica a Yehoshùa che, nonostante tutto, il piano divino non era cambiato e che la residenza del popolo di Israele doveva avvenire all’interno della Terra di Kena’an. Dunque, le istruzioni, di cui qui si parla, che Moshè diede a Yehoshùa, erano legate proprio alla gestione dei rapporti con quelle due tribù e mezzo. Moshè si raccomanda che Yehoshùa curi bene i rapporti con le tribù più lontane e più distanti, perché la lontananza dal centro spirituale del popolo di Israele le poteva mettere in grande difficoltà e in grave pericolo.
Moshè, il principe dei profeti, insegna al suo allievo che un Maestro di Israele deve avere una particolare cura per chi è lontano.

Shabbàt Shalom – Gadi Piperno


Parashà Devarim (di Rav Crescenzo Piattelli)

Lo zaddiq Rabbi Yehudah Leib di Gur, autore dello Sfat Emet, sosteneva che i primi quattro libri della Torah – Genesi, Esodo, Levitico e Numeri – sono in correlazione con i quattro passi contenuti nei tefillin della testa. (Nei tefillin della testa vi sono quattro pergamene separate e inserite in altrettanti scomparti). Il libro del Deuteronomio, invece, è somigliante ai tefillin del braccio, dove tutti i passi sono scritti in un’unica pergamena alloggiata in un’unica cavità della scatola. Infatti nel solo Deuteronomio (Devarim), che è chiamano anche Mishnè Torah (Ripetizione o Copia della Torah), vi è tutto quello che è stato scritto nei quattro libri precedenti, proprio come la tefillà del braccio, nella quale una sola pergamena contiene tutte le parashiot che riguardano il precetto dei tefillin. Per questo motivo il quinto libro è chiamato Devarim, che letteralmente vuol dire “parole”, perché in esso vi sono parole di ammonizione che avvicinano i cuori dei figli d’Israele al loro Padre Celeste. Similmente la tefillà shel yad (braccio), a proposito della quale nella Torah è scritto: “ e le legherai per segno sul tuo braccio” è vicina al cuore, e questo legame serve ad asservire le nostre forti passioni e i pensieri del nostro cuore al servizio divino.

Shabbat Shalom – Crescenzo Piattelli

 

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