Data 15-16 Febbraio
Parashà | Tetzavvè
Accens. candele 17.26
Minchà e Arvit Venerdì  17,30
Shachrit 8,45
Minchà 17.15
‘Arvit 18.15
Motzaè Shabbat 18.29

Commento alla Parashà

da Rav Piattelli –  Parashat Tezzavè
In questa parashà si danno norme relative al vestiario che il sommo Sacerdote doveva indossare nell’esercizio delle sue funzioni. In modo specifico, sotto l’efod (dorsale) vi era un manto (meìl), del quale i lembi inferiori portavano figure di melagrane e fra di esse vi erano dei campanelli.

Questi sonagli d’oro dovevano annunciare la sua entrata nel Santuario e anche la sua uscita: pena la morte. I Maestri si sono chiesti qual’era la necessità di tali campanelli, e, tra le tante opinioni, voglio riportare quella di Rabbi Yissachar Dov – Shlita (il quinto e presente Rebbe della dinastia chassidica di Belz). Nel Talmud Yerushalmi (Berachot 17:2) è scritto che Rabbi Shmuel contava dei pulcini quando era nel bel mezzo della preghiera. Anche Rabbi Bon Bar Chiyà, quando recitava le orazioni, contava le travi del soffitto della sua casa. Si racconta anche di Rabbi Elimelech Weisblum di Lizhensk (Polonia 1717- 1787), che teneva in mano un orologio quando nella sinagoga, di shabbat, il pubblico intonava la kedushà di musaf. Questi racconti ci sbalordiscono, poiché com’è possibile che importanti rabbini potessero comportarsi in modo così futile durante la tefillà? Il motivo è questo: invero, il citato Rabbi Elimelech temeva che la sua anima uscisse dal corpo, per la consunzione della stessa anima, causata dalla somma dolcezza che provava nel momento che recitava con il pubblico la kedushà. Perciò bisognava stare ad osservare un qualcosa di materiale e di questo mondo, risvegliarsi e tenersi attaccato alla realtà, affinché l’anima rimanesse nel corpo. Per lo stesso motivo, quando il koen ghadol entrava nella parte più interna del Tempio, in santità e in purità, a contatto assai ravvicinato con la divinità, la sua realtà terrena era completamente annullata. Va da sé che egli aveva bisogno del tintinnio di campanelli, che lo facessero uscire dall’estasi, che lo riportassero su questo mondo e che anche non morisse.
Shabbat Shalom – Crescenzo Piattelli
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da Rav Spagnoletto 
La parashà di tezavè si concentra sugli abiti dei cohanim, sul processo di investitura, sulle loro funzioni. Verso la fine, una nuova dichiarazione che definisce tuttavia la finalità di tutte le cerimonie che si sarebbero compiute nel Mishkan:
“Santificherò la Tenda della radunanza, l’altare, Aharon, i suoi figli per dedicarli a me. E risiederò in mezzo ai figli di Israele e sarò per loro Iddio”. (cap. 29: 44-45)
La santità è in mezzo al popolo e per il popolo, non ci sono eletti ma solo delegati.
Questa settimana tentiamo di accostarci ad un autore tanto importante quanto difficile. Rabbi Moshè Chaim Luzzatto. Uno dei massimi esponenti della cabbalà. Nasce a Padova nel 1707 e muore a soli 39 anni dopo una permanenza ad Acco. I suoi scritti sono fitti di dottrine cabalistiche. Le sue idee vennero fortemente osteggiate in Italia e fu costretto a lasciare la Penisola soggiornando a Francoforte e Amsterdam prima di partire per Eretz Israel.
In una raccolta di suoi commenti alla Torà tratti da manoscritti e testi sparsi in biblioteche di tutto il mondo, è riportato il suo pensiero a proposito della investitura di Aharon a sommo sacerdote. Ben consapevole di non riuscire a cogliere il significato più profondo delle sue parole provo a riportare solo l’aspetto più semplice ed immediato:
וְאַתָּה הַקְּרָב: כָּאן נִתַּן לְאַהֲרֹן כְּהוּנָה גְדוֹלָה. הַקָּרְבָּן הוּא לַעֲשׂוֹת הַזִּיווּג. וס”ז: “זֶה קָרְבָּן” — לְקָרֵב הַזָּכָר וְהַנְּקֵבָה בְּיַחַד. וְזֶה נַעֲשָׂה על יְדֵי הַכֹּהֲנִים שֶׁהָיוּ מַקְרִיבִים הַקָּרְבָּנוֹת. וְהָעִקָּר בְּזֶה הָיָה כֹּהֵן גָּדוֹל. וּלְכָךְ נִקְרָא גָּדוֹל. שֶׁהוּא הָיָה מַשְׁפִּיעַ לְכָל הָאֲחֵרִים, וְכֻלָּם צְרִיכִים אֵלָיו. וְאַהֲרֹן הָיָה רֹאשׁוֹן  שֶׁזָּכָה לְזֶה, לְפִי שֶׁהָיָה אוֹהֵב שָׁלוֹם וְרוֹדֵף שָׁלוֹם, שֶׁהַשָּׁלוֹם הוּא סוֹד הַזִּיווּג.
“Tu avvicina Aharon tuo fratello e suoi figli…a servirmi”: qui è dato ad Aharon il più alto sacerdozio. Il sacrificio Qorban (letteralmente si può leggere l’avvicinamento dalla radice קרב ) ha il senso di indirizzare l’unione (lo zivvug accoppiamento è un concetto della cabalà, teso a ricostituire una unità primordiale delle sfere di spiritualità  indebolite e divise dalla condizione umana fin dalla Creazione). Questa avviene per mezzo dei cohanim che offrivano i sacrifici. E il principale interprete era il sommo sacerdote. Perciò è detto grande. Perché egli influenzava tutti gli altri. E tutti avevano bisogno di lui. Aharon è stato il primo a meritare questo ruolo, perché era uno che cercava e rincorreva la pace (come sentenziato nei Pirqè avot). La pace sta alla base dello zivvug.
La parola di questa settimana è proprio זיווג zivvug. Vuol dire unione, o accoppiamento. זוג   vuol dire coppia. Con zivvug si intende, al di fuori della cabalà, anche un vincolo, un accasamento. Un termine ad esso collegato è shidduchשידוך  che vuol dire far conoscere un ragazzo ed una ragazza a fini matrimoniali, lo שדכן  e il sensale di matrimonio.
Shabbat Shalom – Amedeo

Showing 2 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

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