Data 13-14 novembre
Parashà | Chayè Sarà
Accens. candele 16.33
Minchà e Arvit Venerdì 16.30
Shachrit 9.30
Minchà 16.15
‘Arvit 17.25
Motzaè Shabbat 17.36
Commento alla Parashà

Parashat Chayè Sarà (di Rav Gadi Piperno)
Nel primo versetto della parashà vengono enumerati gli anni della matriarca Sarà e il versetto si conclude con le parole “shenè chayè Sarà“. Il Natziv di Volodzhy nota una ambiguità nella parola “shenè“.

Questo termine può significare “anni dì” e allora l’espressione significherebbe “gli anni della vita di Sarà”, ma in questo caso l’espressione sarebbe ridondante perché già nella prima parte il versetto ha enumerato i suoi anni di vita. Un altro significato del termine è “le due”, e quindi l’espressione diverrebbe “le due vite di Sarà”, ma quali sarebbero queste due vite? Il Natzìv ci dà una possibile interpretazione per entrambi i significiati.

“Le due vite di Sarà”: come ricordato la scorsa settimana Sarà a 90 anni miracolosamente tornò alla sua giovinezza fisica cosa che le permise di mettere al mondo un figlio. La Torà vede questo evento come un rinnovarsi della sua vita, e da quando ebbe Yitzchàq iniziò per lei un percorso nuovo, diverso da prima, una seconda vita che durò 37 anni.

“Gli anni della vita di Sarà”. La ridondanza di cui sopra viene spiegata interpretando il termine “chayìm“. Questo termine non significa solamente vita (come antitesi della morte), ma anche vita gioiosa, vita in pace, vita priva di tristezza. In questo senso il testo ci dice che i 127 anni di Sarà furono anni felici.  Il Midrash dice che la capacità profetica di Sarà era superiore a quella di Avrahàm. Eppure vediamo che quest’ultimo è chiamato “navì” dalla Torà e non Sarà. Il Natzìv spiega che la profezia è la capacità di trasmettere quanto ricevuto dal Signore. Avrahàm aveva fatto di questo lo scopo primario della sua vita e questo scopo lo costringeva a interagire col mondo, a proiettarsi verso il mondo esterno. Altra cosa è lo spirito profetico. Sarà aveva una vita molto più riservata, viveva la vita della sua tenda della sua casa, e viveva in una situazione di gioia interiore, situazione nella quale lo spirito profetico raggiunge i suoi massimi livelli.
Shabbat Shalom –  Gadi Piperno

Parashat Chayè Sarà (di Rav Crescenzo Piattelli)
 “Abramo era vecchio, in età avanzata, e il Signore (va-A-donai) lo aveva benedetto in tutto” (Gn 24:1). Insegnano i nostri Maestri che il Nome divino Elokim è quello della qualità del rigore, mentre A-donai è della misericordia completa. Quando però si aggiunge al Nome A-donai la congiunzione vav, come “va-A-donai”, l’intenzione è di unire ad A-donai anche il suo tribunale. In sostanza si combina l’attributo della clemenza con quello della severità, e ambedue le prerogative divine sono di comune accordo su come procedere. Questo concetto può bene applicarsi al seguente verso della parashà di Vayerà: “E il Signore (va-A-donai) fece piovere su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco …” (Gn 19: 24). Qui può porsi il seguente quesito: A-donai è il Nome che indica la pietà, ma nella vicenda della distruzione totale di quelle due città di quale misericordia si può parlare? Va da sé che la risposta è quella data dai Maestri, per cui le due qualità di D-o agivano d’intesa riguardo alla sentenza di distruggere le città. In questa parashà di Chayè Sarah Abramo incaricò Eli’ezer di andare a trovare una moglie adatta per Isacco. Quando il servo arrivò nella casa paterna della ragazza e chiese di prendere Rebecca per Isacco, Labano e Betuel gli dissero: “ La cosa proviene dal Signore (A-donai), noi non possiamo dirtene né male né bene …”. Cioè a dire che se la cosa viene da A-donai noi non abbiamo nessun potere di ostacolare il matrimonio. Poi però aggiunsero: “Rimanga con noi la fanciulla ancora una decina di giorni, poi andrà …”. A queste parole Eli’ezer risponde loro: “Non mi trattenete giacché il Signore (va-A-donai) ha concesso esito favorevole al mio viaggio …” . Secondo il Chatam Sofer essi vollero agire con astuzia cercando di differire la partenza. Prendendo tempo forse pensarono di suscitare la qualità della severità dal nome Elokim per ostacolare l’unione tra Rebecca e Isacco. Come sostiene anche Rabbi Y. Luria nello Sa’ar Ha-kkavvanot, le forze dell’impurità non hanno alcuna presa nel Nome A-donai , ma invece la hanno in quello di Elokim  e per questo motivo gli dei estrani sono detti Eloim acherim. Ma Eli’ezer che capì la loro intenzione si appellò al “va-A-donai”, cioè a dire che il Signore e il suo tribunale avevano decretato che si compisse il matrimonio. Il servo lo intuì perché all’inizio, riguardo ad Abramo, era scritto: “ …. e il Signore (va-A-donai) lo aveva benedetto in tutto”.
Shabbat Shalom – Crescenzo Piattelli

Showing 4 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

  • Dina Modiano-Fox (aka Dina Modiano)
    Rispondi

    Hello, I too will be in Florence for Yom Kippur. Please advise as to whether I need to register and
    what documents are required to attend Kol Nidre. Many thanks,
    Dina Modianot-Fox

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hello Dina,
      Whenever you prefer you can send to info@firenzebraica.it your ID or Passport before Yom Kippur.

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