Data 1-2 maggio
Parashà | Emor
Accens. candele 20.08
Minchà e Arvit Venerdì
Shachrit
Minchà
‘Arvit 
Motzaè Shabbat 21.16
Commento alla Parashà

Parashat Emor (da Rav Piperno)

 Ci troviamo nel periodo del conteggio dell”òmer. Ogni giorno siamo tenuti a “contare il giorno”. Il Mèshekh Chokhmà ci dice che ogni giorno è diverso dal precedente e dal successivo

non tanto perché in esso c’è qualcosa di particolare (come i giorni di festa solenne o un capomese), ma esclusivamente perché lo contiamo, e il crescendo del conteggio segna la crescita di un popolo che dalla schiavitù raggiunge il rango di “reame di sacerdoti e popolo dedicato”. Il distacco è molto ampio e non è pensabile che lo si possa colmare in modo semplice e sbrigativo. Anche nel deserto i figli di Israele devono passare da tappe formative (le acque di Marà, la manna, l’acqua, la guerra contro ‘Amaleq) prima di arrivare al Sinai.

Ma la Torà, dice il Mèshekh Chokhmà, non è stata data esclusivamente a coloro che uscirono in quel l’anno dall’Egitto, ma a tutte le generazioni che ogni anno, col Seder di Pèsach, escono dal loro Egitto. Il conteggio inizia “mimmachoràt haShabbàt”, all’indomani dello Shabbàt. Come noto non si tratta dello Shabbàt inteso come settimo giorno della settimana, ma si tratta dell’indomani del giorno della cessazione “hasbatà” dell’uso di ogni sostanza lievitata ovvero dell’indomani del primo giorno di Pèsach. Come in Egitto tale cessazione aveva portato una chiara distinzione tra gli ebrei e gli egiziani, allo stesso modo anche noi che viviamo nella diaspora ci distinguiamo soprattutto in quei giorni in modo molto evidente in quanto ebrei. E’ quindi da quel giorno che inizia il conteggio e quindi la crescita di ogni ebreo verso il dono della Torà, quel patto che varrà per tutte le generazioni e che renderà il popolo ebraico unito, anche nella diaspora, nella fedeltà ad esso.

Anche oggi noi contiamo i giorni dell’òmer, e questo conteggio si unisce al conteggio di questi giorni in cui siamo ancora vincolati a regole molto stringenti necessarie alla salvaguardia di tutti. Si vede una luce quanto meno per la possibilità di ritrovarci per le nostre tefillòt. Speriamo di potervi dare notizie nei prossimi giorni.
Che il Signore ci dia modo di poter tornare a riunirci quanto prima nei nostri templi, nei nostri centri comunitari e nelle nostre case.
Shabbat Shalom –  Gadi Piperno

Parashat Emor (da Rav Piattelli)

  In questa parashà, ai versi 6 e 8 del capitolo 24 di Levitico è scritto: “E li disporrai in due ordini di sei pani ciascuno sulla tavola d’oro puro davanti al Signore”…. “Ogni giorno di sabato si disporrà il pane davanti al Signore sempre, come offerta proveniente dai figli d’Israele, come segno del patto eterno”. Riguardo al precetto del lechem ha-ppanim (dei pani che venivano presentati al Santuario) che i sacerdoti disponevano sulla tavola pura ogni shabbat, è scritto nello Zohar (Teruma 153), che la tavola faceva scendere dall’Alto per Israele le benedizioni e gli alimenti a vantaggio delle tribù e anche per tutto il mondo intero. Invero, come sostiene il Chidà, a condizione che sulla mensa degli Israeliti fossero dette delle parole di Torà,giacché è detto:“tutte le mense, che sono senza D-o, sono ricolme di vomito e di sterco (Isaia 28:8)”. I dodici pani erano secondo il numero delle tribù d’Israele. Nello Sha’ar Ha-kavvanot, di Rabbi Izchaq Luria, viene insegnato a nome di Rabbi Chaiym Vital, che si  usa, secondo la Cabbalà, preparare sul desco, per ogni pasto dello shabbat, dodici pani in ricordo dei pani presentati nel Santuario. Ogni tavolo dove si mangia dovrebbe avere quattro zampe come era quello del Tempio. Si devono porre sei pani nel lato destro e sei pani nel lato sinistro della tavola. Lo shulchan era posto nel lato nord del Tempio, poiché da là proveniva l’abbondanza, com’è scritto in Giobbe (37:22):”Da settentrione viene splendore simile a quello dell’oro …”. Da là scendevano i ruscelli d’acqua per abbeverare gli abitanti del mondo. Il motivo per il quale D-o ha comandato di allestire la tavola per lo shabbat consiste nel fatto che è anche per il merito di questo giorno che proviene l’abbondanza e il nutrimento, com’è scritto nello Zohar: “tutte le benedizioni, dall’alto in basso, dipendono dallo shabbat
Shabbat Shalom – Crescenzo Piattelli

 

Showing 4 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

  • Dina Modiano-Fox (aka Dina Modiano)
    Rispondi

    Hello, I too will be in Florence for Yom Kippur. Please advise as to whether I need to register and
    what documents are required to attend Kol Nidre. Many thanks,
    Dina Modianot-Fox

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hello Dina,
      Whenever you prefer you can send to info@firenzebraica.it your ID or Passport before Yom Kippur.

Leave a Comment

Contattaci

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt
0

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca