Data 1-2 gennaio
Parashà | Vayichi
Accens. candele 16.30
Minchà e Arvit Venerdì 16.30
Shachrit 9.30
Minchà 
‘Arvit 
Motzaè Shabbat 17.37
Commento alla Parasha:

Parashat  Vayichi (di Rav Gadi Piperno) 
La parashà di Waychì è incentrata sull’ultimo discorso di Yaaqòv ai figli. Questo passaggio è preceduto dalla benedizione data dal patriarca ai nipoti Menashè e Efràim, figli di Yosèf. Famoso è il passaggio in cui il nonno “inverte” le mani, cambiando l’usanza di mettere la destra sul primogenito.
Il Natzìv di Volodzhyn si chiede come mai, invece di incrociare le mani, egli non abbia invertito la posizione dei nipoti davanti a lui. La risposta che dà è basata sul fatto che ogni genitore dà una benedizione al figlio basata su quello che è più adatta alla persona che ha davanti.

 

In questo caso la storia dei due fratelli e dei loro discendenti ci dimostra che Menashè si dimostrerà più forte del fratello per quanto concerne il suo stare in questo mondo, nella vita terrena, e per questo viene posizionato alla destra di Yaaqòv in corrispondenza della gamba destra, e lì è giusto che rimanga. Efràim (e la sua discendenza) invece si dimostrerà superiore dal punto di vista spirituale. Si pensi ad esempio a Yehoshùa che proseguirà l’opera di Moshè, dal quale riceve le consegne per l’insegnamento della Torà. Quindi se il piede destro è confacente al futuro di Menashè, la mano destra, che riflette maggiormente le indicazioni della mente, va sulla testa di Efràim.
Nel popolo di Israele c’è necessità di entrambe queste forze, della forza terrena e di quella spirituale; entrambe sono essenziali per la sussistenza dei Benè Israel. La forza nella spiritualità è senz’altro importante e fondamentale, ma la Torà è fatta per essere mantenuta in questo mondo e quindi anche gli aspetti relativi alle “vie del mondo” sono essenziali e sono benedette. Servono uomini d’azione che costruiscano il mondo e uomini di Torà che lo rendano migliore e “qadosh”.

La cosa interessante è che poi Yaaqòv dice che un genitore benedice i propri figli maschi dicendo: “Ti renda D-o come Efràim e come Menashè”. Se ogni figlio ha una sua strada e quelle di Efràim e Menashè sono così diverse e per certi versi antitetiche, che senso ha dare questo tipo di benedizione? Questa benedizione si dà quando i figli sono piccoli e non si sa ancora se hanno una predisposizione più conforme alla via di Menashè o a quella di Efràim. Tuttavia pur essendo vero che in Israel servono entrambe le attitudini, nel dare questa berakhà si mette Efràim davanti a Menashè, per intendere che la forza spirituale in Israel ha la priorità su quella dell’azione e la prima deve precedere la seconda.

Shabbat Shalom – Gadi Piperno
Parashat  Vayichi  (di Rav Crescenzo Piattelli)
   “Issachar è un asino robusto che se ne sta coricato nelle stalle” (Gn 49: 14).
È noto quanto è detto nel Talmud che Rav e Shemuel  erano in disaccordo riguardo alla ricompensa nel mondo futuro. Shemuel sosteneva che chi non osserva anche un solo precetto dei 613, che il Signore ci ha comandato, sarà giudicato nella Geenna e non avrà parte nel mondo futuro. Rav affermava, invece, che ogni ebreo ha parte del mondo a venire e nel gan ‘eden anche se ha osservato una sola mitzvà lishmà, cioè allo scopo per cui il precetto è stato dato. Questo argomento – dice l’autore del Kissè Ha-Rachamim – è accennato nella Torà nel nostro verso: “Issachar [nell’ebraico è scritto con due lettere shin] chamor … rovez ben hammishpetaym = Issachar è un asino che se ne sta coricato nelle stalle”. Il nome Issachar si riferisce a quanto sosteneva il sapiente Rav, perché se si dividono le sue lettere ebraiche si ricavano le parole she-iesh sachar, cioè “che c’è una ricompensa” per ogni ebreo nel mondo futuro. Al contrario, chamor, asino, può rapportarsi a quanto diceva Shemuel, perché in ebraico la parola chamor ha le stesse consonanti di machmir, vale a dire rigoroso. Infatti Shemuel era molto rigoroso nell’asserire che se nel comportamento umano manca l’osservanza di un solo precetto si è giudicati con estrema durezza. In quanto a noi, che siamo tra questi due dotti, ci troviamo “nelle stalle”, perché non sappiamo qual è la giusta soluzione! Del resto, però, anche il malvagio indovino Bil’am aveva alluso profetizzando: “Ohi mi ichyè misumò el = Aimè! Chi potrà vivere quando D-o avrà dato il potere a costui”. Dalle lettere ebraiche di “misumò el” si può ricavare il nome Shemuel e interpretare il verso in questo modo: chi potrà sopravvivere secondo l’opinione di Shemuel, che era rigorosissimo nel giudizio. Ma, a conclusione, si può certamente prevedere che D-o, per la Sua grande bontà e misericordia, deciderà secondo il pensiero di Rav, che non era severo nella sua teoria, così com’è scritto nel Salmo (25: 11): “lema’an Shimchà A-donai, vesalachtà la’avonì ki rav u = Agisci a riguardo del Tuo Nome, o Signore, e perdona il mio peccato per quanto sia grande”. Dunque, o Signore in grazia del Tuo Nome A-donai(che indica la qualità della misericordia) perdona il mio peccato, Ki rav u, secondo il maestro Rav, che era compassionevole nel suo criterio d’interpretazione.
Shabbat Shalom – Crescenzo Piattelli

 

Showing 4 comments
  • Cindy Fowler
    Rispondi

    We will be visiting Florence and I wanted to know if you have a community service for Kol Nidre that my family can attend?

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hi Cindy, Kol Nidrè and ‘Arvit will be at 19.15.
      I suggest you to arrive sooner and not to bring bags or phone with you

  • Dina Modiano-Fox (aka Dina Modiano)
    Rispondi

    Hello, I too will be in Florence for Yom Kippur. Please advise as to whether I need to register and
    what documents are required to attend Kol Nidre. Many thanks,
    Dina Modianot-Fox

    • Comunità ebraica
      Rispondi

      Hello Dina,
      Whenever you prefer you can send to info@firenzebraica.it your ID or Passport before Yom Kippur.

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