Data 13-14  lug. 2018
Parashà | Mattot-Mass’è
Accens. candele 20.38
Minchà e Arvit Venerdì  19.30
Shachrit 8,45
Minchà 20.30
‘Arvit 21.35
Motzaè Shabbat 21.48

Commento alla Parashà

Con le Parashot di Mattot e Mass’e’  si chiude il libro di Bemidbar e con esso gli episodi che hanno caratterizzato i quaranta anni del popolo nel deserto. Di sicuro una storia selettiva, non una cronaca, piuttosto la consegna al lettore di ciò che nell’ottica della Torà deve essere ricordato, ciò che ha un senso per le generazioni avvenire. Una trama fatti di episodi e regole, un intreccio di prassi e comandamenti, ammonimenti e parti epiche, punizioni e riconciliazioni.
La parashà di mattot si apre con le regole dei voti, mettendo in luce la posizione della donna che, in un’ottica di tutela o da parte del padre o da parte del marito, poteva vedersi da questi ultimi confermati o rifiutati i voti che aveva fatto.
La Torà dedica un passaggio (30: 15-16) a quanto avviene nel caso in cui il marito era a conoscenza dei voti di lei, e ciò nonostante non ha preso decisioni in merito.

וְאִם-הַחֲרֵשׁ יַחֲרִישׁ לָהּ אִישָׁהּ, מִיּוֹם אֶל-יוֹם, וְהֵקִים אֶת-כָּל-נְדָרֶיהָ, אוֹ אֶת-כָּל-אֱסָרֶיהָ אֲשֶׁר עָלֶיהָ–הֵקִים אֹתָם, כִּי-הֶחֱרִשׁ לָהּ בְּיוֹם שָׁמְעוֹ.  טז וְאִם-הָפֵר יָפֵר אֹתָם, אַחֲרֵי שָׁמְעוֹ–וְנָשָׂא, אֶת-עֲוֺנָהּ

15 Ma se il marito, giorno dopo giorno, non dice nulla in proposito, egli ratifica così tutti i voti di lei e tutti gl’impegni ai  quali ella si è legata; li ratifica, perché non ha detto nulla a questo proposito il giorno che ne ha avuto conoscenza.
16. Ma se li annulla qualche tempo dopo averne avuto conoscenza, sarà responsabile del peccato della moglie.
Rashì riprendendo un insegnamento del Sifrè insegna:
הוּא נִכְנָס תַּחְתֶּיהָ. לָמַדְנוּ מִכָּאן שֶׁהַגּוֹרֵם תַּקָּלָה לַחֲבֵרוֹ הוּא נִכְנָס תַּחְתָּיו לְכָל עֳנָשִׁין

(Ciò significa che) Egli interviene al posto di lei. Impariamo da qui che chi comporta che il prossimo cada in errore, entra al suo posto in tutte le punizioni previste.
Conosciamo il concetto per cui “ogni ebreo è garante l’uno per l’altro”. Di solito questo principio lo decliniamo verso l’esterno, spesso richiamando la sorte comune che lega tutto il popolo, ma invece va esaltato e ricordato anche riguardo a ciò che possiamo mettere in atto per impedire che il prossimo prenda strade sbagliate.
La parola di questa settimana è חרש, una radice dai significati molteplici. Nel nostro caso significa, occultare, nascondere, silenziare. Lacharosh vuol dire, arare, fare solchi, dissodare. Andare in profondità. Quindi anche macchinare contro il prossimo come in Proverbi 3:29 אַל-תַּחֲרֹשׁ עַל-רֵעֲךָ רָעָה;    וְהוּא-יוֹשֵׁב לָבֶטַח אִתָּךְ “non pensare contro il tuo prossimo malvagità, mentre lui se ne sta tranquillo con te”.
Ho lasciato l’ultimo significato per ultimo. Cheresh vuol dire sordomuto. Questa settimana come ho avuto modo di raccontare già a qualcuno, sono venuti in visita alla nostra comunità, un gruppo di sordomuti ebrei che hanno pregato, mangiato e fatto le challot nella nostra cucina. E’ stata una emozione vederli attivi, operosi, pieni di energia e per niente ostacolati dal loro handicap. Hanno portato a tutti un alito di vitalità e speranza.

Bon shabbat –  Amedeo

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