Data 17-18 agosto
Parashà | Shoftim
Accens. candele 19.58
Minchà e Arvit Venerdì  19.30
Shachrit 8,45
Minchà 19.45
‘Arvit 20.45
Motzaè Shabbat 21.00

Commento alla Parashà

La parashà di shofetim si occupa per larga parte del diritto. Non a caso prende il nome dalla prima parola che significa giudici.
Impone la Tora di creare una rete valida ed efficiente che sia in grado di garantire tanto giusti processi, quanto un sistema esecutivo adeguato. Soprattutto un apparato ramificato, vicino ai cittadini, che sia presente in tutte le città.

Dice la Torà
שֹׁפְטִים וְשֹׁטְרִים תִּתֶּן לְךָ בְּכָל שְׁעָרֶיךָ אֲשֶׁר יְ.וָה אֱלֹדיךָ נֹתֵן לְךָ לִשְׁבָטֶיךָ וְשָׁפְטוּ אֶת הָעָם מִשְׁפַּט צֶדֶק
Giudici e poliziotti poni in tutte le porte (delle città) che il Signore ti dà tribù per tribù. Giudicheranno il popolo con giustizia e rettitudine.

Scrive Rashi in proposito:
שׁוֹפְטִיםדַּיָּנִים הַפּוֹסְקִים אֶת הַדִּין, וְשׁוֹטְרִיםהָרוֹדִין אֶת הָעָם אַחַר מִצְוָתָם (שֶׁמַּכִּין וְכוֹפְתִין) בְּמַקֵּל וּבִרְצוּעָה עַד שֶׁיְּקַבֵּל עָלָיו אֶת דִּין הַשּׁוֹפֵט:
Giudici, che decretino le sentenze, e poliziotti che obblighino con la forza il popolo, con verga e fruste, fino a che venga accettata la sentenza del giudice.

È richiesto un forte impegno perché non manchi chi fa rispettare la legge e chi giudica coloro che l’ hanno infranta. Ma allo stesso tempo il verbo תתן, porrai, ci dice che per operare queste delicatissime funzioni serve il conferimento di un incarico da parte della collettività e / o dei suoi rappresentanti. Senza la delega non ci può essere alcun esercizio, se non in casi eccezionali.
Una volta arrivati in Eretz Israel non ci sarà più spazio per intraprendenze personali, per singoli o gruppi, che vorranno farsi giustizia da soli. La fase dei “Pinchas” di turno è finita, nelle città così come nei centri più piccoli e pure lungo le coste balneari.
La responsabilità condivisa è una cosa sana, anche la previsione che ogni cittadino possa e debba esortare il prossimo a non trasgredire la legge (l ‘atraa’ è uno dei pilastri del diritto ebraico), ma allo stesso tempo fermo rifiuto per ogni azione di piccoli o grandi manigoldi che con la minaccia della forza più o meno esplicita, sì scagliano arbitrariamente, con fare di paladini, su categorie di esseri umani, guarda caso sempre le più indifese, tra le tante che commettono infrazioni.
Persino colui che ha pure compiuto un omicidio involontario, ricorda la nostra parashà, ha diritto ad essere sottratto alla vendetta dei famigliari della vittima, da qui il dovere di stabilire le città rifugio.
La parola di questa settimana è פסק significa decidere.  Il פסק הלכה, è la risposta ad un consulto a cui è chiamato un rabbino, vuol dire emettere un decreto. Quest’ultimo termine è il participio passato di decernere che vuol dire dividere.
Allo stesso modo anche la radice פסק vuol dire anche fare parti, sezionare.
L’unità più piccola della Torà’ è il passuq, il versetto. Ogni parashà è spezzettata in sette piskaot, chiamate a sefer.

Buon shabbad – Amedeo

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